AlessandraF's profileMAGICA SARDEGNA: ISOLA D...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
MAGICA SARDEGNA: ISOLA DELLE MERAVIGLIEStoria di millenaria bellezza |
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sumy .wrote:
3 days ago
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sumy .wrote:
![]() x ![]() ricordi In alcuni paesi non c'è fame di pane,
la gente soffre invece di terribile solitudine,
terribile disperazione, terribile odio,
perché si sente indesiderata,
derelitta e senza speranza.
ha dimenticato come si fa a sorridere.
ha dimenticato la bellezza del tocco umano.
ha dimenticato cos'è l'amore degli uomini.
Ha bisogno di qualcuno che
la capisca e la rispetti.
June 28
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Massywrote:
![]() Ciao Bellixedda! Buon fine Settimana.....
June 6
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.......Liano .wrote:
May 30
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sumy .wrote:
QUESTO E UN SALUTO CHE MI HA LASCIATO LAURA NON E UN MIO LAVORO MA E TALMENTE VERITIERO CHE VOGLIO REGALARLO A TUTTI I MIEI AMICI E A TE CHE NE FAI PARTE ... UN SERENO WEEKEND UN GRANDE KISSSSS CON INFINITO AFFETTO DA ME ...SUMY ALE MI DISPIACE MA ORA CREDO CHE IL B..................................... SE LA PRENDE LA BELLA SARDEGNA SE NON VI SVEGLIATE
May 30
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sumy .wrote:
May 10
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Marco Sanaviowrote:
BUONA PASQUA ALE!!!
Ti auguro a TUTTO cuore che questa Pasqua
ti riempia il cuore di un sorriso più che SPECIALEEE!!!
Apr. 14
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Massywrote:
![]() Ciao Dottoressaaaaa!!!!!!!!
Apr. 12
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Anthony Maxwrote:
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Apr. 5
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Anthony Maxwrote:
Ciaoo...bellissima ..auguroni x la laurea un bacione ,,,,,;-)
Mar. 29
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L' amore per la Sardegna di un contadino speciale
'La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso" (abrizio De Andre') ![]()
Diceva di essere più sardo di Segni e di Cossiga "che in Sardegna ci tornano quindici giorni all' anno". Fabrizio De André in Sardegna, e precisamente nella villa dell' Agnata, nelle campagne di Tempio Pausania, ci viveva anche otto mesi su dodici, da circa venticinque anni. E, assieme a Dori Ghezzi, aveva anche trascorso tre di questi mesi proprio nel cuore (malato) della Sardegna che lui chiamò - forse senza immaginare che abuso sarebbe stato fatto di quell' immagine - "Hotel Supramonte". Ma il suo essere quasi-sardo non era un risultato del trascorrere del tempo, di una abitudine, né un effetto del trauma del sequestro. Un percorso nel contempo lineare e tortuoso. A pagare il riscatto - 600 milioni nel 1979, una bella cifra - fu il padre, dirigente industriale, già braccio destro di Attilio Monti. Durante il sequestro fu rilevato - anche con qualche eccesso di compiacimento - il paradosso del cantautore anarchico rapito dai banditi verso cui simpatizzava e salvato dal capitale familiare. Pochi ricordarono, allora, che De André senior - come Fabrizio avrebbe raccontato a Fernanda Pivano molti anni dopo - era un mazziniano convinto, "quindi non lontano da certe idee libertarie", che quando tornava dai suoi viaggi in Francia "Non si dimenticava mai di portarmi un disco di George Brassens". Né ricordarono che Fabrizio De André restò molto stupito quando scoprì che certe tarantelle che credeva di aver mutuato da Brassens venivano in realtà proprio da Napoli, città d' origine della madre e della nonna del cantautore francese. Qualcosa di simile è successo con la Sardegna. Tra De André e l' isola esisteva un sostrato comune, una comune concezione del mondo. Come se l' antistatalismo "naturale" di De André ("caratterialmente" oltre che ideologicamente anarchico) e quello storico della Barbagia si fossero a un certo punto incontrati e avessero deciso di stringere un patto di ferro. De André, del resto, già sbeffeggiava i giudici, e la Sardegna - quella Sardegna - da secoli malediceva sa zustissia. Una amicizia - poi cementata dall' amore per le sughere e per il vino, per il granito e il pane, per il mare e le vecchie storie - che nemmeno il sequestro (cominciato il 27 agosto e finito il 22 dicembre del 1979) riuscì a rompere. Anzi, per certi versi, la rese ancora più forte: De André definiva quella sarda "una etnìa rivolta al futuro e rispettosa del passato". "Gente - diceva - che ama i bambini e rispetta i vecchi". E questo potrebbe far sorgere il sospetto d' un approccio romantico - l' approccio che può permettersi chi ha fama, denaro, sicurezza - alla Sardegna. Una specie di recupero barbaricino del mito del buon selvaggio. Il fatto è che De Andrè in Sardegna si è sporcato le mani, ha combattuto - nei primi anni dell' Agnata - con le normative agrarie e i contributi Cee, ha letto decine di libri sulle tecniche di coltivazione e di allevamento. Ha tentato di far quadrare i conti della sua azienda: se nel 1978 decise di cantare in pubblico per la prima volta fu proprio per i debiti dell' Agnata. Dopo il sequestro, è vero, coniò la fuorviante definizione di "Hotel Supramonte" ma un poeta sardo doc - e nuorese per giunta, Sebastiano Satta - non giunse fino al punto di definire i banditi "belli, feroci, prodi"? De André no: chiamò, più sobriamente, "marinaio di foresta" il latitante. Poi collaborò senza incertezze alle indagini e si costituì parte civile (sebbene solo contro i "capi", che erano anche pentiti, e non contro i gregari) nel processo. Ma c' è un altro Satta, un altro sardo, che ha qualcosa di comune con De André: Salvatore Satta, insigne giurista, poi scrittore. Se De André vedeva nei racconti dei vecchi di Tempio qualcosa che gli faceva pensare a Garcia Marquez, Satta nel suo "Giorno del giudizio" ha descritto un sistema di valori e di rapporti che sembrano parlare col mondo di De André: "Il pastore appartiene alla dinamica della vita, il contadino alla statica... Nessuna legge può impedire al pastore di considerare la sua proprietà in tutto quello che l' occhio può abbracciare". Ha detto De André parlando dei suoi sequestratori: "Era come se dicessero: a me non manca niente, ma perché mi metti sotto il naso la villa con piscina, l' automobile, l' aereo privato? A questo punto me ne crei il bisogno...". Fabrizio De André, giunto in Sardegna da contadino, è diventato pastore. Ha considerato "suo" quell' intero mondo, fino a impararne la lingua, fino a condividerne le rabbie e le illusioni, fino ad aderire per qualche mese a un movimento indipendentista, fino ad aprire la sua casa a tutti i visitatori facendone un agriturismo speciale, dove non ti sentivi ospite ma amico. - di GIOVANNI MARIA BELLU
22/10 /2008 Alluvione in Sardegna, spiccioli dal governo. "Miei cari concittadini sardi" diceva Silvio, "concittadino un par di palle" dovrebbero rispondere i sardi. L'ULTIMO REGALINO DEL GOVERNO, è stata un'elemosina di 7 milioni di euro per i danni provocati dalla recente alluvione nel sud dell'isola, un'inezia se si considera che solo il comune di Capoterra ha stimato danni per 118 milioni di euro. Inizialmente è stato proposto un finanziamento di 20 milioni di euro che poi è stato bocciato dal governo e successivamente ridotto a 7. La regione Sardegna ha stanziato 38,5 milioni di euro e si spera in più fondi nella prossima Finanziaria di Tremonti (chi visse sperando ......!) Al "concittadino" Silvio sembra non fregargliene niente delle 600 famiglie che nella sola Capoterra hanno subito danni a beni indispensabili per la vita quotidiana, preferisce salvare, con 150 milioni, il Comune di Catania portato alla bancarotta dal suo medico Scapagnini.
Figli e figliastri, come si diceva una volta. ![]()
DEDICATO CON RABBIA ![]()
A chi dice che la Sardegna e’ bellissima e ha visto solo la strada che dall’aereoporto di olbia porta a una villetta a Porto cervo.
A quell'imbecille (Flavio Briatore) che sulla spiaggia di Capriccioli per lo sbarco di tre gommoni con a bordo una pattuglia di vip Emilio Fede compreso... disturbava i bagnanti, fra i quali molti bambini.
A quelli che ingrassano vendendo pezzi di coste della Sardegna e a quelli che li comprano.
A quella cretina (Eleonora Brigliadori) che ha sporcato pezzi di monumenti naturali della mia terra dicendo che la sua e’ una "forma d’arte".
A chi non ha rispetto per la terra e per la vita e ogni estate incendia le montagne.
A quei cacciatori che dicono che i veri amanti della natura sono loro.
A chi definisce la caccia uno "sport".
A chi dimostra la propria forza con i deboli.
A chi detta legge e non giustizia.
A chi dice di voler combattere la miseria e la disperazione ma poi va in giro con auto pagate da me, entra gratis dove io pago per entrare, e guadagna dallo stato italiano 50 volte quello che guadagno io.
A chi condanna chi ha rubato una manciata di lenticchie per sfamare i propri figli e lascia libero chi ha rubato milioni per ingozzarsi.
A chi non ha rispetto per la propria vita e per la vita altrui.
Agli stupratori.
Ai crimini legalizzati.
A chi rinchiude le idee dentro una galera.
A chi ha rubato l’infanzia e l’innocenza a un bambino trasformandogli i sogni sereni in orribili incubi. ![]()
Balentia e i veri Balentes
Per chi giunge dal cielo Cagliari si svela come d'incanto, adagiata intorno alle bianche colline calcaree che si elevano tra stagni, lagune ed il moderno sistema portuale che salda la città storica e le sue appendici col mondo mercantile e delle industrie. La città si apre come una grande finestra tra il mare e l'entroterra agricolo, in un miracoloso alternarsi di terra e acque che genera prospettive e paesaggi dai colori talvolta fantastici: dal verdognolo del Molentargius al rosa violaceo delle saline, dall'azzurro del porto canale al giallo di Santa Gilla, per giungere alla distesa sabbiosa del Poetto e al turchese delle acque antistanti. Intorno alla città si sviluppa una cintura di verde che va dai boschi di Capoterra e Uta alla foresta del Sette Fratelli per concludersi agli estremi dirupi del Monte Serpeddì.
Vista dal mare Cagliari acquista un fascino particolare. Tra l'azzurro delle acque, oltre il grigio delle banchine, la città appare quasi immobile, petrosa e arrampicata. "E' una città bellissima, aspra, pietrosa - scriveva Carlo Levi in Tutto il miele è finito - con mutevoli colori tra rocce, la pianura africana, le lagune, con una storia tutta scritta ed apparente nelle pietre, come i segni del tempo su un viso: preistorica e storica, capitale dei sardi e capitale coloniale di aragonesi e piemontesi; una delle più distrutte per i bombardamenti dell'ultima guerra e, in pochi anni, una delle più completamente ricostruite.
La visione dal mare ripropone ancora oggi l'immagine della città evocata nelle antiche stampe care agli ingegneri militari piemontesi e ai viaggiatori dell'Ottocento. Man mano che la nave si avvicina al porto, si scorge la città storica dominata dalle torri medioevali e dalle mura bastionate. Poi si riconoscono i palazzi e le antiche chiese. Strana Cagliari di pietra. Ci inerpichiamo su per una strada fatta come una scala a chiocciola ... Cagliari è molto ripida. A metà, c'è uno strano posto chiamato i bastioni, un ampio spazio pianeggiante simile ad una piazza d'armi con alberi, stranamente sospeso sopra la città, e dal quale parte un lungo braccio, simile ad un ampio viadotto di traverso sopra alla strada a chiocciola che si inerpica verso l'alto. Sopra i bastioni, la città continua a salire ripida verso la cattedrale e il forte: così si esprime D. H. Lawrence in Mare e Sardegna (1921).
Dal castello lo sguardo volge verso il porto, dal quale siamo giunti. La sensazione è piacevole: dall'alto tutto sembra immobile, rarefatto, non si scorge il brulicare confuso della gente, è come se il tempo - andando contro la legge dell'accelerazione universale - avesse smesso di correre. Ma così non è. Il respiro del porto è ampio e complesso, a tratti enigmatico. Per chi giunge dal mare il primo contatto con la città è dato proprio dal porto: un paesaggio magico, anche se in continua evoluzione - luogo di traffici, di riflessione e di solitudine - che dà alla città un grande respiro. Cagliari, porta del Mediterraneo che collega l'Europa Continentale con l'Africa ed il Medio Oriente. Ma anche una grande profondità: è nel porto che in primo luogo si misura la capacità di apertura e di dialogo della città con l'esterno.
Cagliari, sicuro approdo sin dal periodo fenicio, ricollega lo sviluppo del porto al sorgere ed al diffondersi della vita mercantile e commerciale: il grano, la lana, i formaggi, l'olio, il vino, il sale, i minerali - sin dal dominio di Cartagine e poi di Roma - passavano attraverso il porto, anche se la sua dislocazione non era proprio l'attuale. E ancor oggi gran parte dei commerci ruota intorno ai moli e alle banchine.
Cagliari è città antichissima che, nella sua lunga storia, ha svolto ruoli diversi: principalmente è stata emporio e roccaforte con accentuazione di una funzione sull'altra a seconda delle contingenze. La sua posizione baricentrica nel Mediterraneo e l'accessibilità del sito ne fecero un approdo sicuro, privilegiato nell'ambito delle più importanti rotte commerciali sin dall'epoca classica.
Gli antichi insediamenti sono testimoniati ancora oggi dall'impotenza dei monumenti e dei ruderi tramandati: la necropoli fenicio-punica di Tuvixeddu, che rappresenta la più vasta ed importante area sepolcrale del Mediterraneo; la Grotta della Vipera, monumento funebre ma anche tempio dell'amore e della poesia; l'Anfiteatro Romano. Ma, al di là delle emergenze architettoniche, l'antica civiltà che popolò questa nuova terra trova conferma nei numerosi reperti sistemati nel Museo Archeologico di Cagliari, allestito presso la Cittadella dei Musei in un area, di grande suggestione e panoramicità, che ospitò in precedenza il Regio Arsenale.
La Cittadella è posta all'estremità del Castello di Cagliari, il quartiere di origine medioevale - le torri che svettano sono ancora quelle edificate ai primi del Trecento sotto la dominazione pisana - che, unitamente a La Marina, Stampace e Villanova, conserva l'anima e il sentimento profondo della città. Qui sorgevano i più importanti edifici: il Palazzo Viceregio (che, durante il soggiorno dei Savoia a seguito dell'esilio da Torino, potè diventare Palazzo Reale), l'Episcopio, il Palazzo Comunale. Gli edifici esistono ancora. Il Palazzo Viceregio (ora di proprietà della Provincia di Cagliari) ospita il Prefetto e nelle sue sale ancora campeggiano le tele dei vicerè. Anche il Palazzo Civico permane ma la funzione amministrativa viene assolta in altri edifici ubicati oltre la città murata. L'Arcivescovo è l'unico che resiste al suo posto quasi a voler testimoniare la forza della fede nei secoli.
Ma il Castello non è stato solo il centro del potere ed il luogo in cui si sono sovrapposte le diverse dominazioni esterne: pisana, aragonese, spagnola e piemontese. Il Castello unitamente agli altri quartieri storici - ha rappresentato anche lo spazio fisico ove si è gradualmente formata, nelle diverse epoche e nel contrasto con i gruppi dominanti, la coscienza civile e politica del popolo sardo sino all'affermazione della sua peculiarità storica. Qui si riunivano gli Stamenti (gli antichi parlamenti sardi) ed ha preso forza - in una vicenda plurisecolare fatta di vittorie effimere, di lunghi silenzi ma anche di conquiste stabili - l'idea autonomista, fondamento della moderna democrazia e segno distintivo del nostro popolo.
In un momento di grande e necessaria apertura e di imponente modernizzazione - l'attivazione del moderno porto canale e la realizzazione del nuovo aeroporto ne costituiscono ulteriore conferma - il recupero dell'identità e della memoria storica sono i dati dai quali bisogna partire: non il ricordo romantico, sempre più vago, di un passato che precipitosamente si allontana con le sue fugaci ombre, ma l'acquisizione della consapevolezza - che deve poggiare su sicure basi scientifiche - che ciò che noi oggi siamo, la Cagliari che si affaccia all'alba del terzo millennio, è il frutto di una lunga e complessa vicenda storica che ha segnato in modo indelebile non solo gli spazi e i luoghi ma anche la coscienza degli uomini ed il loro modo di operare.
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